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8 marzo: festa della donna

L’8 marzo è la giornata internazionale dei diritti della donna. Questa ricorrenza va aldilà degli auguri o dei mazzi di mimosa. La storia di questa giornata è legata ad anni di lotte socialiste, in particolar modo delle donne, volte al raggiungimento di una parità di diritti in primis dal punto di vista lavorativo ma in generale nel contesto sociale.

Nonostante numerose vicende, politiche e non, siano legate all’origine di questa ricorrenza, è importante contestualizzare questa giornata nel panorama moderno e rendersi conto di quanto, seppur siano stati fatti passi avanti, il raggiungimento della parità di genere sia ancora un traguardo lontano.

In quanto donna, non ho bisogno di ricevere auguri o mazzi di fiori ma mi aspetto che le donne della mia generazione e di quelle future festeggino questa giornata riuscendo finalmente a tagliare il traguardo della parità.

La competenza sul lavoro e il rispettivo salario, la sicurezza personale, la sessualità, la vita domestica sono realtà che vanno scisse dal genere di appartenenza. Ogni donna è libera di essere tale e di vedersi riconosciuti i propri meriti non in quanto appartenete al sesso femminile ma in quanto essere umano.

Ogni individuo differisce dall’altro a prescindere dal suo genere di appartenenza e una società equa dovrebbe far posto a questi individui allo stesso modo.

Purtroppo, siamo ben lontani da tutto ciò.

Troppe volte vediamo fare “victim blaming” sui titoli di giornali in casi di violenza e femminicidio. Troppe volte una madre che lavora viene vista come una madre assente.

Troppe volte invece di concentrarsi sul dolore di una vittima di violenze ci si concentra sui vestiti che indossava.

Invece di regalare dei fiori, il vero regalo sarebbe sforzarsi di cambiare mentalità, non solo oggi, ma 365 giorni l‘anno.


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